FERNWEH

(german) n. – wanderlust, a desire to travel, a longing for far-off places

Il caso della lettura interrotta

Posted by on Nov 17, 2016

Il caso della lettura interrotta

Per motivi di studio ho da poco ripreso in mano il libro Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Per chi non lo sapesse, si tratta di un romanzo sperimentale del 1979, composto sostanzialmente da una cornice avventurosa e metaletteraria in seconda persona, nella quale sono inseriti gli incipit di dieci romanzi diversi che non c’entrano apparentemente nulla con Calvino. Durante i miei studi, una nota d’interesse è caduta sul fatto che, oltre a trattarsi del “capitolo primo” di dieci romanzi diversi, Calvino inserisce addirittura l’incipit di dieci romanzi appartenenti a dieci generi diversi. Presa dalla curiosità, ho deciso di dare una scorsa a questi dieci inizi e mi sono accorta di una cosa che, dal punto di vista stilistico, è abbastanza interessante.

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La nostra storia

Posted by on Nov 17, 2016

La nostra storia

Vengo da una piccola città, provinciale e molto benpensante. Le lesbiche ci sono, e sono divise in cricche per età e livello di snobbismo. E nelle cricche tutte conoscono tutte e sanno la storia di tutte. Inutile dire che molte hanno trascorsi tra loro, e che le coppie nascono e scoppiano all’ordine del giorno. Esistono solo relazioni serie, sia che durino anni o qualche settimana. La poligamia è un peccato moralmente inammissibile e un reato socialmente punibile. Le amiche chiacchierano e scherzano, e scherzando giudicano.

Sono stata in qualche cricca. Ci piaceva pensare che i bisessuali, e soprattutto le bisessuali, non esistessero. “C’è sempre una cosa che preferisci.”

Allora chi non raccontava la sua storia è probabilmente perché non aveva niente da raccontare. La si tempestava di domande, e se poi non ne si cavava fuori niente, la si accettava, anche se naturalmente valeva un pochino di meno delle altre.

Oggi è diverso. Di rado qualcuno mi chiede di raccontare la mia storia. Anzi, non credo che qualcuno dei nuovi amici lo abbia mai fatto – sì amici, perché le cricche sono meno cricche e più assortite, ci sono amiche e amici, gay ed etero, e perfino bisex e… chissenefrega. Qui a nessuno importa la nostra storia.

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How beatuful ossia Kiss me over and over and over again

Posted by on Nov 7, 2016

How beatuful ossia Kiss me over and over and over again

Premesse superflue:

  1. Non mi piacciono le frasi in inglese, perché amo la mia lingua e la so usare molto meglio. Il motivo per cui i due titoli sono in inglese è di ordine pratico. Per quanto riguarda il primo, mi fa comodo aggirare la grammatica italiana che imporrebbe di flettere per numero e persona “beautiful”. Il secondo invece è copiato pari da una borsetta che ho visto in un negozio in giorno in cui descriveva al cento percento il mio stato d’animo.
  2. Non mi piace ripetermi. Il mio post precedente ha due titoli, questo mi annoia un po’. Di nuovo ragioni materiali: gli argomenti di cui tratto in questo post sono in realtà due, completamente diversi tra loro, a cui ho pensato in momenti e situazioni molto diverse. Per ragioni di tempo non mi sono messa a svolgerli ad uno ad uno e ho preferito condensare tutto qui. I due titoli servono a ricordarmi di cosa parla questo post, quando mi capiterà di scrollarci su.
  3. Di solito non uso premesse. Oggi le ho scritte perché, nonostante abbia molto chiari appunto gli antefatti di questo post, non ho la minima idea di cosa, come e quanto raccontare. Anche perché (e nessuno mai ci pensa) sto per tirare in gioco persone reali, che potrebbero malauguratamente intercettare questo post, quindi ogni parola più del dovuto è a mio rischio e pericolo. Comunque non era necessario leggerla.
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3 a.m. ossia La colonia

Posted by on Ott 28, 2016

3 a.m. ossia La colonia

Stanotte ci specchiamo gli uni negli occhi degli altri. Ci affasciniamo guardandoci a vicenda; il nostro aspetto non importa, ma l’esserci, lo stare a guardare e farci guardare, che realizza tutto quel bello, anche se belli poi non siamo.

Sono passate le 3, siamo seduti attorno al tavolo di un locale poco rumoroso. I bicchieri vuoti davanti a noi non si contano. Ma non siamo ubriachi. Abbiamo gli occhi lucidi per l’emozione. Le guance arrossate per via del caldo. Fuori si gela, dentro ci siamo via via spogliati e i cappotti e i maglioni si sono ammucchiati sulla panca. Indossiamo ridicole t-shirt unisex con scritte tipo “Hi Hawaii” e “I love brunch”. Alcuni hanno gli avambracci tatuati e del bracciali etnici a treccia.

Nessuno parla.

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Ma innamoràti

Posted by on Ott 19, 2016

Ma innamoràti

Stanno in due su una sedia. In due su un motorino, attorno a un tavolo, costantemente rivolti l’uno verso l’altro. Respirano l’uno dalla bocca dell’altro, e stanno nello stesso luogo e nello stesso istante. Nello stesso letto, naturalmente, e nello stesso stato d’animo. Sono innamorati.

Non hanno niente di speciale, questi due innamorati. Sono come tutti gli altri, visto che gli innamorati si assomigliano un po’ tutti. L’etere si contrae in mezzo tra i loro corpi. In alcuni punti è così denso che rende loro impossibile guardare attraverso. Si rincorrono, come gli innamorati fanno, fino a dove serve. Scrivono canzoni e poesie; passano l’estate sul prato e l’inverno a letto. Non si conoscono quasi per niente, anche se sono convinti del contrario.

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